Lunedì, 19 aprile 2021

Il concerto di FI (07/10) nel racconto di FranKey

FirenzeRacconta il tuo concerto di Luciano a teatro, inviando un email a: teatri@ligachannel.com

Il teatro si dice che sia un’altra cosa: a teatro si va vestiti bene, a teatro non si urla, non si salta, non si scatta in piedi. Si dice che il teatro non sia per tutti e non tutti sono per il teatro, ma quando al Verdi c’è il Liga tutto cambia. A lui cosa importa se suona in uno stadio, in un club, in un palazzetto o in un teatro?! Niente… Lui potrebbe anche suonare nel giardino di casa tua, in un parcheggio o sul banco delle poste mentre sei a fare la fila il lunedì mattina: sarebbe sempre il solito Liga e tu saresti sempre il solito lì ad ascoltarlo. E anche ieri sera il solito Liga è stato: “ Di solito chi suona a teatro chiede silenzio, io vi chiedo di fare quello che vi pare…” Boati di assenso perché non si possono ingabbiare le anime fedeli al Liga, loro staranno composte, si commuoveranno, canteranno o balleranno, loro faranno esattamente ciò che è la musica a dirgli di fare. E proprio così mi è sembrata la serata di ieri, quasi tre ore in cui era la musica a guidare e indovinate chi guidava la musica?! Un rilassato Luciano, sorridente, cordiale e ironico come al solito, un Mauro Pagani che c’è da chiedersi se sarebbe capace di strappare note anche dal cartone vuoto del latte, quanto la sua bravura con qualsiasi strumento in mano o in bocca sia infinita. E poi gli altri della band, sempre loro, sempre perfetti tanto che ci si domanda se il Liga non li abbia creati su misura, per essere sempre al di là di ogni aspettativa. Un po’ di attesa, qualche scherzo del tecnico delle luci che si divertiva a fare un buio parziale ogni tanto forse per sentire noi iniziare a ululare e chiamare a gran voce Luciano. Poi il sipario si apre sulle dolci note di “Sono qui per l’amore” e subito il Liga capisce che, se lui era lì per l’amore noi eravamo lì per lui. Presenta la serata, come se qualcuno non sapesse cosa lo attende, si diverte, ci fa divertire e alla fine inizia a suonare. I pezzi più amati sono scivolati fra le poltroncine e i palchetti, sono scivolati fra la gente che cantava, che cantava quei brani storici, ma cantava anche quei pezzi definiti dallo stesso autore “sfigati”. Come a dimostrare che nel cuore di noi fans non c’è spazio solo per “sogni di Rock’n Roll”, “Cosa vuoi che sia”, nei nostri cuori c’è tutta la discografia del Liga e ogni brano ha il suo significato. Già, significato, ieri sera è stato pieno di significati anche grazie alle poesie tratte dal nuovo libro che molti stringevano fra le mani come se, in quel libro, fossero contenute le risposte per le domande di ognuno… e sai che secondo me è proprio così?! Parole difficile, parole amare, ironiche, ma che arrivano a toccare le tue corde: questo Liga è proprio Liga sempre, anche quando scrive poesie. Io mi sono commossa ascoltando quelle poesie e quelle canzoni che ascolto in ogni attimo libero della giornata ma che sentir uscire direttamente da quelle mani, da quella gola fa tutto un altro effetto. Ho avuto quasi tre ore di pelle d’oca, attacchi di riso e un’espressione felice che niente avrebbe potuto scalfire; ma alla fine il Liga ci ha fatti saltare, urlare e tirare fuori l’anima, come ogni volta. Gli ultimi pezzi hanno trasformato per un attimo il Verdi nel Franchi, con l’unica differenza che questa volta non pioveva… Non ci sono parole per descrivere quello che ogni volta ci fai provare, Liga, e secondo me, anche Dio ieri sera ha trovato un momento per ascoltare qualche tuo pezzo… Con affetto FranKey…

Lunedì, 9 ottobre 2006